’60 Pop Art Italia. A Pistoia torna l’Arte dei favolosi anni Sessanta

Il Palazzo Buontalenti di Pistoia ospita, fino al 14 luglio, l’esposizione ’60 Pop Art Italia a cura di Walter Guadagnini. Circa 70 opere che ricostruiscono le vicende della Pop Art in Italia, attraverso i suoi maggiori esponenti: Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Mimmo Rotella, Mario Ceroli, Pino Pascali, Fabio Mauri, Jannis Kounellis, Renato Mambor, Titina Maselli, Giosetta Fioroni, Laura Grisi, Enrico Baj, Valerio Adami, Emilio Tadini, Michelangelo Pistoletto, Ugo Nespolo, Piero Gilardi, Concetto Pozzati, Roberto Barni, Umberto Buscioni, Adolfo Natalini e Gianni Ruffi.

La mostra  ricostruisce l’itinerario del movimento attraverso i principali centri d’irradiazione italiani. Nata Londra nel 1956 e quindi sviluppatasi in contemporanea nei grandi centri urbani di New York e Los Angeles, la Pop Art è l’emblema della società dei consumi e delle comunicazioni di massa e la principale espressione artistica degli anni Sessanta del secolo scorso.

In Italia ha trovato terreno fertile in città come Roma, Milano, Torino, Venezia, Palermo e Pistoia dando vita a un periodo di straordinaria vivacità e ricchezza creativa che ha favorito il dialogo tra artisti tesi verso la scena internazionale, gallerie private, critici d’arte collezionisti, riviste e istituzioni pubbliche.

La presenza di importanti artiste nella mostra (con un saggio dedicato in catalogo) evidenzia quanto la spinta al rinnovamento e la messa in discussione dello status quo fossero forti nella società e nella cultura italiana del decennio. ’60 Pop Art Italia è realizzata da Fondazione Pistoia Musei e Fondazione Caript con il sostegno di Intesa Sanpaolo, con il patrocinio di Regione Toscana e Comune di Pistoia, la collaborazione di Visit Pistoia e Consorzio Turistico della Città di Pistoia, grazie al supporto delle aziende che partecipano al progetto di Corporate Membership di Pistoia Musei: CMSA Società Cooperativa Muratori Sterratori e Affini, Confcommercio Pistoia e Prato, Conad Nord Ovest, Consorzio Leonardo Servizi e Lavori, Del Pinto Studio Legale e Associati, Fabo Tape Solutions, Florence One, Formitalia, Publiacqua, Tosco Data, Vannucci Piante.

Il percorso della mostra

’60 Pop Art Italia si apre con la Biennale d’Arte di Venezia del 1964, che ospita quattro artisti americani che anticipano la Pop Art:  Jasper Johns, Jim Dine, Claes Oldenburg eRobert Rauschenberg, che vince il Gran premio per la pittura segnando l’affermazione della Pop Art e dell’arte americana sulla scena mondiale.

Le loro opere generano immediate reazioni negli artisti italiani, che rielaborano il loro stile e le icone della società statunitense, come Mimmo Rotella che usa un manifesto relativo alla visita in Italia del 1963 di John Fitzgerald Kennedy per comporre il ritratto del presidente americano con la tecnica del décollage (L’ultimo Kennedy, 1963).

Giosetta Fioroni, Particolare della nascita di Venere, 1965, olio su tela, cm 100 x 200. Collezione Intesa Sanpaolo
Credito immagine: Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / foto Paolo Vandrasch, Milano

A Roma la Pop Art assume le sembianze della Scuola di Piazza del Popolo, così chiamata in onore del Caffè Rosati e della Galleria La Tartaruga situati proprio nei pressi della piazza, in cui sono riuniti artisti del calibro di Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli, Mimmo Rotella, Mario Ceroli, Pino Pascali, Fabio Mauri, Jannis Kounellis, Titina Maselli, Giosetta Fioroni, Laura Grisi e altri ancora, sostenuti da galleristi quali Plinio de Martiis e Giuseppe Liverani, o da intellettuali quali Alberto Moravia e Goffredo Parise.

Il loro linguaggio combina riferimenti all’arte del passato con le allusioni alla cultura e alla società contemporanea: come Giosetta Fioroni (Particolare della nascita di Venere, 1965) e Mario Ceroli (Goldfinger / Miss, 1964) che rivisitano, trasformandola, la Venere di Botticelli o Renato Mambor che crea rebus visivi accostando i monumenti romani come il Colosseo a silhouette di animali (Zebra e Colosseo, 1965).

Roberto Barni, Umberto Buscioni, Adolfo Natalini e Gianni Ruffi sono invece i membri della Scuola di Pistoia, che costituisce un caso unico del Pop nel panorama artistico degli anni Sessanta: partendo dal piccolo capoluogo di provincia questi artisti sono in grado di dialogare con le forze più innovative della ricerca artistica del periodo e di fornire una precisa e riconoscibile interpretazione della Pop Art.

Enrico Baj, La mondana con gli ultracorpi, 1959, olio, collage, ovatta, vetri, passamaneria su tela ready-made, cm 92 x 73. Collezione privata, Courtesy Gió Marconi, Milano

La mostra tocca anche Torino, dove le gallerie Il Punto e Sperone, in collaborazione con la galleria Sonnanbend di New York e Parigi, introducono in Italia i lavori di Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Robert Rauschenberg segnando il linguaggio di Michelangelo Pistoletto,  Piero Gilardi, Aldo Mondino e Ugo Nespolo, cui si affiancano Pietro Gallina e Anna Comba.

Non manca Milano, dove la versione della Pop Art è più prossima al Nouveau Réalisme francese e vede autori come Valerio Adami, Lucio Del Pezzo, Emilio Tadini e l’eclettico Enrico Baj.

Firenze, Bologna, Genova e Palermo, infine, ricorprono ciascuna un ruolo peculiare nella diffusione della Pop Art in Italia con Alberto Moretti, Roberto Malquori, Elio Marchegiani, Concetto Pozzati, Plinio Mesciulam ed il musicologo Antonio Titone che per alcuni anni si dedica alla pittura con opere dal linguaggio pop particolarmente originali.

Richard Hamilton, Swingeing London III, 1972, serigrafia e collage su carta, cm 70 x 94,7. Collezione privata, Courtesy Gió Marconi, Milano. © RICHARD HAMILTON, by SIAE 2024

La chiusura della mostra è affidata a Richard Hamilton e Andy Warhol, rispetivamente con Swingeing London, che ritrae il musicista Mick Jagger e il gallerista Robert Fraser durante il loro arresto per droga nel 1967 e Flowers, una serigrafia che racconta un immaginario psichedelico che segnerà a sua volta gli anni Settanta ormai alle porte.

Andy Warhol, Fiori (Flowers), s.d., serigrafia su carta, cm 91,5 x 91,5. Collezione privata, Venezia.
© ANDY WARHOL, by SIAE 2024 – Credito immagine: Foto Francesco Barasciutti

Le opere di Fabio Mauri e Franco Angeli, che mantengono un’estetica pop, ma con ben altra carica di contenuti, segnano la fine  del “boom economico” tra contestazioni politiche e sociali.

La mostra è corredata da un volume edito da Electa con un testo critico dedicato al contesto storico artistico della Pop art italiana di Walter Guadagnini, e affondi tematici di Raffaella Perna, Helga Marsala e Marco Bazzini; chiude il catalogo una sezione con apparati biografici e bibliografici.

In copertina: Installation view della mostra ’60 Pop Art Italia, 2024, Pistoia. Courtesy Fondazione Pistoia Musei, © photo Ela Bialkowska, OKNOstudio

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