Brassaï. L’Occhio di Parigi a Milano

Il Palazzo Reale di Milano ospita Brassaï – L’occhio di Parigi, che riunisce oltre 200 scatti in bianco e nero.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Estate Brassaï e curata da Philippe Ribeyrolles, studioso e nipote del fotografo, offre uno sguardo inedito sull’opera di Brassaï e sulle sue immagini, dedicate a Parigi ed alla sua vita notturna, ma non solo.

Definito dall’amico Henry Miller “l’occhio vivo” della fotografia, Brassaï fu uno dei protagonisti del grande fermento culturale che investì la capitale francese negli anni Trenta del Novecento. I quartieri operai, i monumenti, la moda ed i ritratti degli amici artisti, i graffiti, la vita notturna diventano attraverso il suo obiettivo immagini iconiche che identificano immediatamente il volto di Parigi.

Brassaï: un fotografo tra le luci della notte

Brassaï è lo pseudonimo di Gyula Halász, ungherese di nascita e parigino di adozione. Nato nel 1899 a Brassó, in Ungheria (oggi Brașov, in Romania) si trasferisce in Francia all’età di 3 anni con la madre e il padre, docente alla Sorbona.

Si iscrive però all’Accademia di belle arti di Budapest, quindi interrompe gli studi e si arruola nella cavalleria dell’esercito austro-ungarico con cui combatte la Prima Guerra Mondiale. Nel 1920 si trasferisce a Berlino e comincia a lavorare come giornalista, riprendendo gli studi all’Accademia e girando tutta l’Europa. Nel 1924 si trasferisce definitivamente a Parigi, dove sviluppa il suo talento artistico, adottando il nome d’arte Brassaï in ricordo della sua città di nascita.

Brassaï: Soirée Haute couture, Paris 1935 © Estate Brassaï Succession - Philippe Ribeyrolles
Brassaï: Soirée Haute couture, Paris 1935 © Estate Brassaï Succession – Philippe Ribeyrolles

 

Nella capitale francese frequenta Montparnasse, fulcro della vita artistica dell’epoca, stringe amicizia con scrittori, poeti, letterati e artisti, in pratica con i protagonisti dell’arte del ‘900: Picasso, Dalí, i Surrealisti, Matisse, André Breton, Paul Éluard, Robert Desnos, Benjamin Péret e Man Ray, la scrittrice Colette. Le sue immagini più famose ritraggono i protagonisti delle notti di Parigi: lavoratori, prostitute, clochard, artisti, girovaghi solitari. Il suo volume del 1933 si intitola proprio Paris de Nuit. Si dedica anche alla scrittura, alla scultura e al cinema (nel 1956 il suo film Tant qu’il y aura des bêtes vince il Grand Prix Speciale della Giuria come film più originale al Festival di Cannes).

Brassai
Couple d’amoureux dans un café parisien, Place Clichy © Estate Brassaï Succession – Philippe Ribeyrolles

 

Con l’avvento del Nazismo non può più fotografare in strada e si rifugia nel sud della riviera francese, riprendendo la scultura e il disegno, discipline che aveva studiato in Accademia. Torna a Parigi alla fine della guerra e nel 1946 pubblica una raccolta di disegni, Trente Dessins, in cui è presente anche una poesia di Jaques Prévert. Nel 1948 sposa Gilberte Boyer. Stringe rapporti anche con l’altra sponda dell’oceano: lavora molto per la rivista statunitense Harper’s Bazaar per cui ritrae molti protagonisti della vita artistica e letteraria francese, e nel 1968 il Museum of Modern Art di New York gli dedica una retrospettiva. Non mancano i riconoscimenti anche in Europa: il titolo di Cavaliere delle arti e delle lettere (1974), quello di Cavaliere della Legion d’onore (1976) e il Premio internazionale di fotografia a Parigi (1978).

Il suo ultimo libro fotografico, nel 1982, è dedicato ad artisti e scrittori che aveva frequentato e ritratto nel corso della sua vita, si intitola proprio Les artistes de ma vie. Muore due anni dopo a Èze, nelle Alpi marittime, riposa nel cimitero di Montparnasse di Parigi.

 

Brassaï: Autoritratto Boulevard Saint Jacques, Paris 1930 -1932 © Estate Brassaï Succession - Philippe Ribeyrolles
Brassaï: Autoritratto Boulevard Saint Jacques, Paris 1930 -1932 © Estate Brassaï Succession – Philippe Ribeyrolles

 

L’occhio di Parigi fa il punto sul Brassaï e sul suo ruolo nella fotografia del ‘900: l’artista è infatti poco conosciuto dal grande pubblico, pur avendo fatto parte a pieno titolo della “scuola” francese di fotografia umanista. La leggenda racconta che, per realizzare le immagini notturne di Parigi, Brassaï lasciasse la macchina fotografica fissata su un cavalletto, immobile, per il tempo necessario a fumare una sigaretta: una Gauloise o, se era più buio, una Boyard. Per schermare la luce artificiale, spesso aspettava che sopraggiunga la nebbia e talvolta, trovandolo in strada nel cuore della notte, i poliziotti lo fermano per sapere cosa stesse facendo. Nella sua lunga carriera storia e mito si sovrappongono: Brassai è appassionato di numerologia, ama le sculture grottesche di Bomarzo e colleziona reliquie naturalistiche come teschi e scheletri di polli o di tritoni, cristalli, ciottoli, dipinti naif e opere d’Art brut. In mostra, oltre alle celebri immagini dedicate alla capitale francese e alla sua vita, ci sono infatti sculture, documenti e oggetti appartenuti al fotografo.

Brassaï | L’occhio di Parigi
a cura di Philippe Ribeyrolles
Palazzo Reale, Piazza Del Duomo 12, Milano
Fino al 02 giugno 2024, da martedì a domenica ore 10:00-19:30, giovedì chiusura alle 22:30

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