Fluxus: tutto è arte e chiuque la può fare - Marotta Editori

Fluxus: tutto è arte e chiuque la può fare

5 Marzo 2018 Pubblicato da Pillole di Storia dell'Arte 0 thoughts on “Fluxus: tutto è arte e chiuque la può fare”

Fluxus è una tra le più provocatorie avanguardie del dopoguerra, caratterizzata da un atteggiamento di ribellione contro il mercato dell’arte e l’idea tradizionale di opera. Si autodefinisce come un non-movimento e un’attitudine nei confronti dell’arte e della vita, e vuole realizzare l’opera d’arte totale integrando – appunto – produzione artistica e quotidianità. La sua multidisciplinarietà e le diverse anime che lo caratterizzano rendono Fluxus un momento fondamentale per l’evoluzione delle arti del XX secolo.

Fluxus nasce ufficialmente nel 1962, con il Fluxus Internazionale Festspiele Neuester Musik di Wiesbaden, che presenta al pubblico una serie di azioni compiute da alcuni dei membri più influenti del gruppo, come: George Maciunas, Dick Higgins, Emmett Williams, Ay-O, Robert Filliou, Nam June Paik, Daniel Spoerri, Wolf Vostell, Giuseppe Chiari, Gianni Emilio Simonetti e molti altri.

Duchamp Fontana

M. Duchamp, Fontana, 1917

Tuttavia le sue radici affondano nel Dadaismo, nel Futurismo e nel Surrealismo, nelle sperimentazioni musicali del musicista e compositore statunitense John Cage, nell’anti-arte di Marcel Duchamp e soprattutto nella figura carismatica e nei contributi teorici dell’architetto lituano-americano George Maciunas.
Questi si trasferisce a New York dopo la Seconda Guerra Mondiale ed entra in contatto con un gruppo di artisti e musicisti che gravita intorno a John Cage (nel video seguente, si esibisce nella trasmissione televisiva USA I’ve got a secret con il pezzo Water Walk, introdotto dal presentatore Gary Moore) ed al giovane musicista La Monte Young, che passerà alla storia come il primo compositore minimalista. Fa in tempo ad esporre i lavori di Dick Higgins, Yoko Ono, Jonas Mekas, Ray Johnson e dello stesso La Monte Young nella galleria d’arte che apre sulla Madison Avenue, la AG Gallery, prima di trasferirsi a Wiesbaden (in quella che allora era la Germania Ovest) dove nel 1961 trova lavoro come graphic designer per la US Air Force.

Nei primi anni ’60, l’attività di promozione di Fluxus in Europa occidentale ad opera di Maciunas e di altri membri del gruppo come Higgins e Knowles, vede l’organizzazione di concerti di strumenti musicali antichi e di una serie di Fluxfest.
Tornato a New York nel 1963, Maciunas organizza concerti di strada (per sfuggire ai luoghi tradizionali della cultura, considerati come una forma di mummificazione) e apre un negozio a Manhattan, il Fluxhall in cui vende i multipli Fluxus ed ospita le azioni artistiche.

Fluxus 1964

Una manifestazione di Fluxus (Concert for submarine sandwiches) nella Kurhaus Scheveningen (Paesi Bassi), 13 Nov. 1964 – Foto: Hugo van Gelderen (ANEFO) – Fonte: GaHetNa (Nationaal Archief NL)

Una serie di divisioni interne, dovute probabilmente alle posizioni politiche prese dal fondatore e da alcuni dei componenti del gruppo, hanno come conseguenza la spaccatura del movimento e la diaspora di molti membri della prima ora.
Intanto Maciunas forma diverse cooperative immobiliari a Soho, rendendo il quartiere un rifugio per gli artisti e convertendo edifici fatiscenti in attici e luoghi vivibili, le cui spese di gestione sono gestite democraticamente.

Fluxus Soho

Il quartiere di Soho oggi

Nel 1969-70 tenta di formare una cooperativa di sessanta membri sulla piccola Ginger Island, nelle Isole Vergini britanniche, in cui riserva 11 acri ad una colonia Fluxus. Tuttavia, il proprietario del terreno muore il giorno prima della firma del contratto di vendita. Alcuni anni dopo ritenta nelle campagne del Massachusetts, ma le sue condizioni di salute lo spingono a tornare a New York dove si spegne, ormai minato dal cancro, il 9 maggio 1978.

La natura rivoluzionaria di Fluxus

Più che un movimento inteso nel senso tradizionale del termine, Fluxus è un gruppo multidisciplinare di artisti uniti dal tentativo di fondere le istanze di rinnovamento culturale, sociale e politico in un unico fronte d’azione,  rivendicando l’intrinseca carica artistica delle azioni e dei gesti più elementari ed ordinari e generando uno sconfinamento dell’operare artistico nel “flusso” della vita quotidiana.

Fluxus manifesto

Il Manifesto di Fluxus

Deve il suo nome allo stesso Maciunas, che lo “battezza” in una brochure che distribuisce al pubblico nel corso di alcune conferenze musical all’inizio degli anni ’60.  Nel 1963 lo stesso Maciunas firma il Manifesto del gruppo e nel 1964 pubblica il primo numero della rivista ufficiale del gruppo CCV tre, che dirige insieme a George Brecht.

Le parole chiave di Fluxus: Intermedia, Happening, Fluxkit 

L’apporto di Fluxus al mondo dell’arte e non solo è stato fondamentale. È in seno al movimento infatti che nascono o si sviluppano alcuni concetti chiave per lo sviluppo delle diverse discipline. Come Intermedia, termine utilizzato da Dick Higgins per descrivere le attività artistiche interdisciplinari del gruppo che non era possibile inserire in una singola categoria. Al concetto di Intermedia sono riconducibili, per esempio, la poesia visiva e la performance art (nel video che segue, la celebre performance di Yoko Ono Cut piece, tenuta il 21 marzo 1965 alla Carnegie Recital Hall di New York).

Un’altra parola chiave di Fluxus è Happening. Si tratta di una forma d’arte totale inserita nella più ampia riflessione sulla negazione dell’oggetto artistico a favore del suo processo di ideazione e creazione.

Benché alcuni precedenti siano riconoscibili nelle serate dadaiste o nell’automatismo surrealista, l’Happening come forma d’arte a sé stante nasce nel 1959 ad opera di Allan Kaprow con la “mostra” Eighteen happenings in six parts, che consiste in una serie di azioni che coinvolgono il pubblico e l’ambiente in cui si svolgono.L’evento viene descritto da Kaprow nel catalogo, così come è stato pensato e realizzato. Le azioni previste si svolgono in tre spazi differenti caratterizzati ciascuno da un’illuminazione differente: bianca e blu nel primo, bianca e rossa nel secondo, blu nel terzo. Negli ambienti sono disposti alcuni oggetti, dei collage e un numero di sedie compreso tra 75 e 100.

Il pubblico riceve dei cartellini numerati in base ai quali deve cambiare posto a sedere per assistere ad alcune azioni, che si svolgono una volta sola nel corso di un’ora e mezza, come una proiezione di diapositive, ascoltare una musica improvvisata, vedere alcuni artisti che dipingono tele sospese o suonano strumenti, una donna che spreme delle arance e un’altra, nuda, che sprofonda in un divano. La struttura risulta quindi semplice: l’happening è formato dalla combinazione di casualità, coinvolgimento del pubblico, azioni prescritte e improvvisazione.

 

Fluxus Parole Chiave

Allan Kaprow, Fonte: wikipedia

I Fluxkit sono invece degli oggetti, ovvero produzioni multiple che vengono vendute sotto il nome collettivo di Fluxus. Si tratta di libri e multipli realizzati – inizialmente – da Maciunas in collaborazione con gli artisti del gruppo. Tra le prime ad essere commercializzate figurano Composition 1961 di La Monte Young e Water Yam di George Brecht, un lavoro composto da una scatola di cartone contenente una serie di disegni stampati su piccoli fogli di carta.

Caratterizzati da economicità e produzione in serie, i Fluxkit godono di un’ampia diffusione ed hanno il merito di aver portato l’arte e la sua documentazione fuori dai luoghi usuali e dal sistema dell’arte comunemente inteso.

 

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