Giuliano Vangi e l’anima della scultura - Marotta Editori

Giuliano Vangi e l’anima della scultura

24 Luglio 2020 Pubblicato da Artisti, Le Sette Arti Liberali, Serie dei Multipli d'arte 0 thoughts on “Giuliano Vangi e l’anima della scultura”

Dal Mugello al Giappone, attraverso la scultura: Guliano Vangi in quasi novant’anni di vita ha attraversato il mondo armato di uno scalpello e dell’idea che il materiale sia l’anima dello scolpire.

Nato a Barberino di Mugello, classe 1931, Giuliano Vangi incontra la scultura grazie al nonno materno, che a cinque anni gli mette in mano uno scalpello. Da quel momento, non si è più fermato: studia all’Accademia di Belle Arti di Firenze, durante la Seconda Guerra Mondiale, e nel 1950 comincia ad insegnare all’istituto d’arte di Pesaro. Nel 1959 parte per San Paolo in Brasile, dove lavora con Carlos Blanc, fabbro e pittore, maturando un’attenta conoscenza della lavorazione dei metalli. Torna in Italia nel 1962, stabilendosi prima a Varese, poi di nuovo a Pesaro insieme alla moglie Graziella ed ai loro due figli.

Vangi

Nel 1967 incontra Carlo Ludovico Ragghianti, che lo accompagna nella sua attività espositiva: Palazzo Strozzi a Firenze, Stoccarda, Monaco, Francoforte, Amburgo, Londra, Karlsruhe, Charleroi e poi la Sindin Gallery di New York (1981), e la Gallery Universe di Tokyo in Giappone (1988).

Gli Anni Novanta: dall’Italia alla Russia

Nel 1991 è la volta di Castel Sant’Elmo a Napoli, dove Maurizio Calvesi presenta la sua antologica, in cui spiccano grandi sculture in pietra lavica, mentre nel 1995 è alla Biennale di Venezia con cinque opere inedite. Il suo percorso espositivo continua a Forte Belvedere a Firenze, dove presenta alcune importanti installazioni esterne,  quindi a Roma dove la Società Dante Alighieri riprende l’attività espositiva con la sua mostra a Palazzo Firenze. A Pesaro, dove Vangi risiede, colloca un’opera a Palazzo Montani-Antaldi (sede della Fondazione Cassa di Risparmio). Per l’occasione l’artista promuove una mostra intitolata Studi per un Crocifisso, che successivamente fa tappa alla Galleria degli Uffizi.

Vangi

Nel 1996 realizza, per il centro storico di Siena una Lupa, simbolo della città, e per Firenze un bronzo del patrono San Giovanni Battista, che viene collocata nei pressi di Ponte Vecchio, di fronte agli Uffizi. L’ultimo scorcio degli anni Novanta lo vede impegnato nella scultura a carattere religioso: il presbiterio, la cattedra vescovile, l’ambone e un grande crocifisso per il Duomo di Padova (1997), l’installazione Varcare la Soglia per il nuovo ingresso dei Musei Vaticani, nel 1999.

Vangi

Nel 2001 l’Hermitage di San Pietroburgo gli dedica una personale in cui espone le sue sculture, selezionate tra quelle più rappresentative del suo percorso, sono affiancate da bel 11 lavori inediti.

Vangi e il Giappone

Dopo l’esposizione nipponica dei tardi anni Ottanta, Vangi torna in Giappone nel 2001. Hakone, la più importante sede museale dedicata alla scultura contemporanea, presenta infatti le opere che l’artista ha realizzato per il museo che porta il suo nome e che viene inaugurato l’anno successivo a Mishima, una cittadina vicino al monte Fuji.

Inv 56591 G. Vangi, Varcare la soglia. Lato a

Il Museo Vangi è stato finanziato da un banchiere giapponese e contiene una collezione permanente di quasi cento opere del maestro realizzate dagli anni Sessanta ad oggi, in una superficie di 3000 mq. È la prima volta che in Giappone un museo viene dedicato ad un artista straniero vivente.

Il Giappone o vede ancora protagonista nel 2007, con la sua personale all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo inaugurata in occasione della Primavera italiana in Giappone.

La poetica di Vangi si sviluppa tutta intorno all’idea che il materiale sia l’anima della scultura: ogni lavoro viene ideato e strutturato in relazione al materiale con cui la realizza, oltre che al soggetto. Ha sperimentato ogni tipo di materia, da marmo, pietre, creta e ferro, legno e metalli, passando per il granito, l’acciaio, il rame, il nichel e le relative leghe. Non mancano anche i materiali sintetici, come la vetroresina.

Le Sette Arti Liberali Giuliano Vangi
Giuliano Vangi, La Musica

Dal 1963 Vangi si dedica ad una scultura di natura figurativa, ma che, partita da un realismo brutale, è evoluta nel senso di una grande purezza formale, soprattutto per quanto riguarda la rappresentazione della figura umana. Dalle sue figure in equilibrio precario come la Donna che ride in alluminio policromo (1968) o l’Uomo che scende le scale, in nichel e argento (1976), giunge a soluzioni più complesse, in cui le combinazioni policrome dei diversi materiali, le superfici che alternano lucidità e lacerazioni costruiscono figure dall’apparenza contraddittoria, come Uomo e gabbiani, in bronzo, nichel, argento e alluminio (1974), Donna nel paesaggio, un bassorilievo in marmo (1987) o Uomo che si riflette nell’acqua in bronzo, nichel e resina (1995).

Premi e riconoscimenti

Giuliano Vangi riceve numerosi riconoscimenti ufficiali nel corso della sua carriera, come il Premio Donatello a Firenze (1995), il Premio Michelangelo a Roma (1996), il Premio A. Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei (1998), il Praemium Imperiale a Tokyo (2002) ed il Premio Presidente della Repubblica per la Scultura (1983) su designazione dell’Accademia Nazionale di San Luca di cui è membro dal 1983 e, in anni più recenti, il premio per la scultura Libero Andreotti.

Per Bolaffi ha realizzato la Musica della serie Le Sette Arti Liberali

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